Compostaggio domestico: come ottenere un fertilizzante naturale in casa

Compostaggio domestico: come ottenere un fertilizzante naturale in casa

La sensibilità green e il rispetto ambientale sono i principali temi che animano il dibattito internazionale di questo nuovo secolo. I molti pericoli del riscaldamento globale e gli effetti dell’inquinamento dissennato sono ormai sotto gli occhi tutti: ciascuno è chiamato a fare la sua parte, per evitare il peggio.

Ci sono tutta una serie di buone pratiche alle quali è possibile ricorrere per dare il proprio contributo alla causa ecologista, anche tra le mura di casa. Quello del compostaggio domestico è ad esempio un metodo intelligente, pensato per ‘mettere a sistema’ e offrire una seconda chance agli scarti casalinghi

. In buona sostanza si tratta di una tecnica virtuosa di smaltimento e riciclo della parte organica dei rifiuti prodotti nella vita di tutti i giorni (i residui alimentari, le foglie, gli scarti di potatura e così via). Si innesca in questo modo un circuito virtuoso, che è in grado di offrire anche vantaggi di tipo economico, dal momento che una volta ottenuto il compost questo si potrà usare come perfetto fertilizzante naturale per concimare le piante nell’orto e in giardino. E’ un sistema che combatte l’inquinamento, visto che evita il conferimento dei rifiuti in discarica, abbattendo i costi per lo smaltimento.

Le regole per gestire i rifiuti casalinghi e i vantaggi

Con il termine ‘compost’ si intende il prodotto ottenuto dalla decomposizione controllata di diverse sostanze organiche. Il riferimento è in primis agli scarti alimentari e di cucina (dalla verdura alle bucce della frutta e i gusci delle uova) ma anche a residui di operazioni di giardinaggio come fiori secchi, resti di potatura e sfalci di prato.

E’ chiaro che non devono essere utilizzati oggetti di plastica, vetro o metallo e neppure medicinali scaduti. Il compostaggio in giardino può essere facilmente messo in pratica attraverso le apposite ‘compostiere’ (certi Comuni ne incentivano l’impiego con sconti in bolletta): alcune sono da interno, altre da esterno e permettono sia le operazioni di rimescolamento automatico che di monitoraggio continuo della temperatura.

E’ anche possibile ricorrere alla ‘concimaia’, ovvero una buca ricavata nel terreno all’interno della quale si vanno a inserire gli scarti di tipo organico (il rischio, in tal caso, sono gli accumuli eccessivi di acqua). Un corretto mix tra gli scarti risulterà cruciale per evitare cattivi odori o casi di putrefazione: in questo modo i microrganismi procederanno con una corretta attività di decomposizione.

Come avviene la trasformazione degli scarti in compost

E’ tramite un procedimento di tipo biochimico che i rifiuti organici si trasformano in compost: certe sostanze (le quali contengono molecole organiche complesse) sono degradate in composti di tipo più semplice, passando attraverso alcune importanti reazioni chiave. Queste ultime scaturiscono dall’intervento concreto di batteri e muffe ma anche di piccoli insetti.

A seconda dei materiali che si è scelto di conferire e utilizzare per la creazione del compost quest’ultimo avrà una diversa composizione chimica. Occorrerà valutare il rapporto tra la quantità di componenti verdi (ovvero gli sfalci, gli scarti alimentari e i vegetali) e quelle marroni (paglia, foglie secche, escrementi di animali): nel primo caso si tratta di materiali in prevalenza azotati, mentre nel secondo sono più che altro carboniosi.

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